A.N.P.AS. & Volontariato


Le P.A. nascono in Toscana e nella zona a cavallo tra Toscana e Liguria: 1865 Pietrasanta, prima Pubblica Assistenza costituita. L’Italia del periodo era uno Stato liberale, elitario e di censo, con una classe dirigente molto ristretta, seppure capillarmente presente nella società attraverso i suoi ufficiali rappresentanti periferici (Prefetti) ma lasciava tuttavia ampi spazi, specialmente nel campo sociale e sanitario, per un intervento che non sia istituzionale. Le categorie più deboli esposte sotto il profilo della protezione sociale, si organizzano per darsi, con propri mezzi, le risposte alle richieste che né la carità dei singoli, né la capacità statale poteva soddisfare: l’associazionismo popolare diviene, ben presto, anche espressione della partecipazione attiva di strati sociali sempre più vasti - avvocati, medici, insegnanti, liberi professionisti in genere - che hanno partecipato attivamente, sia con l’azione politica che con quella militare, alle vicende che hanno portato all’unità d’Italia, ma che non sono in sintonia, per motivi politici o per spinta ideale, con la nuova classe dirigente, legata alla monarchia e agli apparati burocratici. Con la riforma sanitaria del 1888, al vecchio concetto della “carità legale” subentrò il moderno principio dell’interesse pubblico alla tutela della salute dei cittadini, anche se ciò fu realizzato nell’ambito di una concezione che vedeva l’attività di prevenzione e di intervento sanitario più come un’attività di polizia che non di assistenza. L’associazionismo è democrazia e laicità, è solidarietà e non più di carità, è fratellanza fra tutti gli uomini intesa come sviluppo sociale: in un momento storico in cui l’espressione politica ed amministrativa del voto era legata, in modo stretto e discriminatorio, al censo, la gestione interna delle associazioni è democratica; prevede l’elezione a scrutinio segreto degli organismi dirigenti, il diritto di tutti i soci a essere candidati e a prendere parte alle elezioni. Il soccorso sanitario, il sostegno solidaristico ai cittadini in difficoltà - cucine economiche, guardie mediche, ecc. - l’educazione sia sanitaria che civile, l’intervento nelle emergenze e nelle calamità sia piccole o grandi fanno parte della cultura della solidarietà delle Pubbliche Assistenze che si diffonde con una certa rapidità, favorita anche da una serie di avvenimenti nazionali che vedono in prima fila la presenza dei volontari; il più importante è senz’altro l’epidemia colerica del 1884 a Napoli, dove squadre di volontari centro settentrionali, guidate dai deputati Cavallotti, Musini, Costa intervengono a fianco dei volontari locali. Il primo congresso nazionale delle Associazioni di Pubblica Assistenza si svolge a La Spezia nel 1892. Sono presenti 29 Pubbliche Assistenze di cui 12 toscane, 4 liguri, 4 laziali (tutte di Roma), 2 lombarde (Milano), 2 piemontesi, 2 siciliane, 1 emiliana, 1 umbra, 1 pugliese. La costituzione dell’Unione Regionale Toscana delle PP.AA nel 1903 e quella della Federazione Nazionale nel 1904 a Spoleto, è un altro passo nella strada della peculiarità delle Pubbliche Assistenze. Al congresso di Spoleto del 1904 sono presenti 85 Associazioni di Pubblica Assistenza, 9 Società di Mutuo Soccorso, rappresentanti di numerosi Comuni Umbri. 1904-1915 da Spoleto alla prima guerra mondiale
Dal 1900 al 1915 si ha un forte sviluppo e radicamento fra la popolazione delle Associazioni di Pubblica Assistenza, soprattutto nel centro e nel settentrione d’Italia, ma In un ordine del giorno votato al Congresso di Siena del 1905 si ribadisce che le Pubbliche Assistenze sono “istituzioni civili e laiche di pubblica utilità, le quali svolgono la loro azione permanentemente e gratuitamente a favore dei bisognosi in generale e precipuamente dei poveri, dei deboli e degli inabili, col prestare aiuti e soccorsi nei pubblici e privati infortuni con l’attuazione di ogni altra forma di beneficenza e assistenza pubblica, con la diffusione dei precetti e delle norme d’igiene attinenti alla salute, alla incolumità dei cittadini ed alla loro educazione fisica, corrispondendo a tali scopi secondo il più assoluto altruismo a favore di chiunque senza distinzione di nazionalità, di condizione sociale, di fede politica e religiosa, attuando ogni progresso scientifico, respingendo il prevalere di ogni confessione religiosa e qualunque influenza politica, con funzione permanente in sostituzione e completamento dell’azione dei pubblici poteri e degli istituti pubblici di beneficenza e assistenza” . Il nuovo secolo si apre in un clima di progresso scientifico e trasformazioni economiche e sociali. La classe operaia veniva considerata come semplice forza di produzione e, con le organizzazioni sindacali ancora in fase di organizzazione, non veniva assicurato alle maestranze nessun tipo di tutela, neppure il livello minimo di sicurezza. Ma si rivela rapida ed efficace la distribuzione dei servizi di pronto soccorso, con uomini e donne appositamente istruite, con squadre urbane, rurali, ciclistiche, con poliambulanze, con posti di soccorso e sale di degenza, con squadre di vigili o pompieri. Ma la gamma di servizi che impegna le Pubbliche Assistenze è molto più articolata: si organizza la Mutua Previdenza fra i soci, contributo che esse danno per sollevare la piaga sociale del pauperismo e dell’analfabetismo; prendono parte alla lotta contro la tubercolosi; si occupano della protezione della maternità e della prima infanzia, istituendo ambulatori per lattanti e nutrici, laboratori per la sterilizzazione del latte, dispensari del latte, asili notturni, centri ricreativi per i soci e scuole d’igiene; si prendono contatti con le Università Popolari ed in genere con tutti gli organi promotori della cultura popolare, al fine di integrare la cultura dell’operaio, istillando principi di fratellanza, di benevolenza reciproca e di mutuo soccorso, di diffondere la conoscenza del patrimonio artistico nazionale e di promuovere, con ogni mezzo civile, il miglioramento economico ed intellettuale della nazione e di preservare la salute pubblica. L’esperienza acquisita nel corso dell’intervento del terremoto in Calabria e Sicilia del 1908, in occasione del quale, nonostante avessero risposto in massa all’appello della Federazione ben 100 squadre di volontari, solo poche associazioni furono messe in grado di operare nei luoghi del disastro, mancando la necessaria autorizzazione da parte degli organi dello Stato provocò una nuova dialettica tra Stato e Federazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze. Nel 1911, dopo il VI Congresso nazionale, la Federazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze viene eretta in Ente Morale con Regio Decreto. La guerra interrompe il processo di crescita delle associazioni, privandole di uomini come conseguenza dell’invio al fronte; molte sono assorbite nell’attività di assistenza negli ospedali.
1919-1930: dalla fine della 1^ guerra mondiale allo scioglimento da parte del fascismo
L’11 maggio 1919 si tiene a Genova l’VIII° congresso nazionale, nel corso del quale il Presidente Paletti “saluta la prossima pace e si augura pace di giustizia e di uguaglianza, tale che possa fugare per sempre gli orrori e le atrocità della guerra fra i popoli”. Si ricorda il grande tributo dato dalle Pubbliche Assistenze, sia in termini di caduti in guerra che di impegno nelle attività di soccorso. Urgenti sono i problemi legati alla riorganizzazione delle attività ed alla ricerca di nuovi mezzi finanziari. Nel frattempo però inizia da parte del Governo fascista un accanimento contro le Pubbliche Assistenze, una realtà popolare che affermava , attraverso i propri statuti ed una pratica costante di democrazia, una scelta di libertà. Con lentezza, ma con determinazione, si arriva al Regio Decreto Legge n. 84 del 12 febbraio 1930 che sciolse tutte le associazioni che non avevano riconoscimento giuridico e ne trasferì beni e competenze alla Croce Rossa. Anche la Federazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze, pur essendo un ente morale, venne sciolta. Sopravvissero circa una ventina di associazioni che avevano chiesto ed ottenuto il riconoscimento in ente morale in base alla legge 17 luglio 1890 che disciplinava le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, riconoscimento che veniva conferito dallo Stato, in considerazione soprattutto della consistenza patrimoniale dell’ente. Anche le associazioni che in qualche modo si salvarono furono comunque sottoposte a tutela prefettizia: gli statuti vennero variati o soppressi, i consigli direttivi non più eletti ma nominati dal prefetto con precisi intenti di controllo del corpo sociale.
1930-1946 Dallo scioglimento al congresso di Milano L’autoritaria inglobazione del 1930 si stava dimostrando fatale e lo sarebbe stata senza scampo se con la Liberazione una nuova storia non fosse iniziata per l’Italia come per l’Assistenza Pubblica di Parma. Per quindici anni gran parte del volontariato di Pubblica Assistenza scomparve, la sua ricchezza fatta di sedi, mezzi, corpo sociale, rapporti con i cittadini, viene smembrata. L’attività delle Pubbliche Assistenze sopravvissute viene progressivamente militarizzata attribuendo sempre più competenze alla Croce Rossa. Il 10 giugno 1940 l’Italia entra in guerra. Le poche Pubbliche Assistenze rimaste si prodigano nelle attività di soccorso nel corso del conflitto ma le condizioni sono sempre più difficili. Mancano gli uomini, richiamati al fronte o sfollati dalle città; il parco ambulanze è quasi inservibile per l’usura, per la mancanza di pezzi di ricambio e di carburante. In diversi casi le sedi sociali furono occupate dai tedeschi che operarono asportazione di materiali, documenti e distruzioni delle sedi stesse. Il 1°,vero, Congresso Nazionale, dopo la Liberazione, viene convocato a Milano il 14-15 dicembre 1946: viene approvato il nuovo statuto e scelta Milano come sede della rinata Federazione Nazionale. Le Associazioni presenti sono 64 associazioni, con una caratteristica centro-settentrionale, che si manterrà per molti anni.. Con il congresso di Milano inizia un nuovo percorso. I temi più importanti che la Federazione deve affrontare sono la ricostituzione delle Pubbliche Assistenze, l’abrogazione del D.L. n°48 del 1930 e la conseguente restituzione dei beni alle Pubbliche Assistenze, nonchè lo studio di una legislazione che riconosca e tuteli il volontariato.
1946-1968 dal congresso di Milano alla legge ospedaliera Il pronto soccorso è svolto in massima parte dalle associazioni volontarie: Pubbliche Assistenze e Misericordie. Questa visione legata alla realtà quotidiana del servizio in quanto tale, più che alle prospettive ideali che avevano percorso in larga misura la storia passata delle Pubbliche Assistenze, sarà un limite che peserà per diversi anni nello sviluppo delle associazioni. Anche la sordità delle istituzioni alle richieste e alle aspettative delle associazioni, riunite nuovamente in Federazione Nazionale, contribuì non poco al ripiegamento sul servizio. Lo stato repubblicano appena formatosi conferma nella sostanza, con il decreto legislativo n. 1256 del 13/11/1947, il decreto fascista del 1930 affidando alla C.R.I. anche il compito di “...organizzare e disimpegnare sul piano nazionale il pronto soccorso ed il trasporto degli infermi e degli infortunati…mediante il coordinamento e la disciplina dei servizi effettuati dalle associazioni locali, di cui la CRI deve segnalare all’Alto Commissario per l’Igiene e la Sanità le eventuali irregolarità e manchevolezze per i provvedimenti di competenza…”
Nel 1958 nasce in Italia il Ministero della Sanità. Nello stesso anno nella XIII^ assemblea nazionale delle Pubbliche Assistenze che si svolge a Firenze, i dirigenti dell’Unione Regionale Toscana avanzano la richiesta “di un rinnovamento strutturale dei criteri direttivi, una maggiore rappresentanza delle Associazioni in seno agli organismi dirigenti ed un ampliamento delle attività”. L’alluvione del Polesine nel 1951 e la tragedia del Vajont nel 1963, l’alluvione di Firenze del 1966 e, successivamente, il terremoto del Belice del 1968 ripropongono il problema delle grandi catastrofi e vedono le Pubbliche Assistenze impegnate nell’opera di soccorso e di assistenza.
Gli anni ’70 - la svolta della Federazione Nazionale nel congresso di Lerici del 1987 Negli anni ’70 iniziano, in Italia, i grandi processi di riforma. Nascono le Regioni, si avviano processi di decentramento dello Stato anche nel campo della salute. Finisce l’epoca delle Mutue. Nel 1978 con la Legge 833 del 23/12 viene istituito il Servizio Sanitario nazionale che agli articoli 1 e 45 riconosce per la prima volta la presenza ed il ruolo attivo delle associazioni di volontariato nel S.S.N., confermando uno dei principi fondamentali del dibattito sociale e politico di quegli anni: la partecipazione attiva dei cittadini alla gestione della salute. Altre leggi importanti sui diritti vengono approvate, fra queste, la Legge sull’obiezione di coscienza nel 1972 che consentirà a tanti giovani di prestare servizio nelle associazioni di volontariato. Solo dopo il terremoto dell’Irpinia nel 1980, sulla spinta dell’intervento delle associazioni di volontariato, dell’associazionismo e della grande partecipazione di singoli cittadini accorsi in aiuto dei terremotati, si arriverà alla istituzione del Servizio Nazionale di protezione Civile, con la legge 225 del 24/2/1992 che prevede, fra l’altro, “la più ampia partecipazione dei cittadini e delle associazioni di volontariato…….” Questo processo di crescita associativa, di nuova progettualità più consona ai cambiamenti sociali, porterà nel 1978, con il congresso nazionale di Sarzana, alla elezione di un nuovo presidente ed al rinnovo di gran parte del gruppo dirigente. La discussione sul modello associativo, sulla struttura organizzativa a livello nazionale e nelle singole regioni, trova il suo sbocco nel congresso straordinario di Lerici, nel 1987, con il cambio di denominazione da Federazione nazionale ad A.N.P.AS. - Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze - con l’approvazione di un nuovo statuto, frutto di anni di studi, confronti e ricerche, e, fatto importantissimo, l’introduzione della tessera nazionale per i soci delle Pubbliche Assistenze. Fondamentale, in questi anni, è il Congresso di Modena del 1993, in cui viene finalmente approvato un documento finale in cui si ribadisce il ruolo dell'ANPAS come nuovo soggetto politico anche di rappresentanza dei cittadini, che opera trasversalmente alla vita politica italiana attraverso il servizio, ma sopprattutto attraverso l'interlocuzione con le Istituzioni e la rivendicazione dei diritti dei più deboli. In questa sede ANPAS prende atto, definitvamente, della necessità di superare la logica del servizio per appropriarsi del ruolo ideale di cittadinanza partecipativa. Dopo anni di dibattito sul ruolo del volontariato, nel 1991 viene approvata la legge 266 sul volontariato e la legge 381 sulle cooperative sociali.
Nel 2000 viene approvata la legge 383 che disciplina le associazioni di promozione sociale. Nel 2001 si approva la legge quadro n. 328 per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. E' intuitivo quanto questa nuova normativa, alla cui stesura ANPAS ha anche collaborato direttamente, possa influire sulla evoluzione dello stato sociale italiano e, naturalmente, sul nuovo sviluppo ed organizzazione delle nostre Associazioni.
Oggi le Pubbliche Assistenze aderenti all’A.N.P.AS. sono 820 presenti in 18 regioni, con 100.000 volontari, 700.000 soci. Svolgono servizi sul territorio con 2700 ambulanze, 300 mezzi di protezione civile, 400 per trasporti sanitari. L’A.N.P.AS. è uno dei più importanti enti di servizio civile (dal 1981) con 3000 obiettori presso le sedi di Pubblica Assistenza e 1000 ragazze in servizio civile nazionale.
(*) tratto da www.anpas.org

Comitato regionale A.NP.AS. Lazio

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